Duello #12 – Leggere o vivere?

Street reader

“La gente dice che ciò che conta è vivere, ma io preferisco leggere”. (Logan Pearsall Smith)

vs

“Leggo anche dei libri, molti libri: ma ci imparo meno che dalla vita. Un solo libro mi ha molto insegnato: il vocabolario. Oh il vocabolario, lo adoro. Ma adoro anche la strada, ben più meraviglioso vocabolario”. (Ettore Petrolini)

Libertà, di Jonathan Franzen

Libertà

(Da Roberta’s Bookshelf)

Di Jonathan Franzen ho adorato Zona disagio, una raccolta di saggi in cui l’autore parla di se stesso, fondamentalmente, e riesce a rendere il tutto estremamente interessante, ma mi manca ancora l’osannatissimo Le correzioni. Di Freedom posso dire che è stata una lettura estremamente avvincente, anche se non credo si possa parlare di capolavoro.

Freedom è insieme una storia d’amore (con tanto di classico triangolo amoroso) e riflessione sul concetto (e sull’applicazione nella realtà) di libertà, che mi sembra venga affrontata con una abbondantissima dose di ironia. Si può ironizzare sul fatto che i protagonisti, Patty e Walter Berglund, vengono entrambi da una situazione familiare negativa, vissuta talmente male che ognuno di loro fin dall’adolescenza fa il possibile per allontanarsene, teoricamente un percorso verso la libertà, in pratica l’inconscia scelta di uno stile di vita solo ed esclusivamente perché è l’opposto di quello che hanno proposto i loro genitori e fratelli/sorelle. Doppiamente ironico il fatto che, in piena crisi di mezza età, rendendosi conto di essersi scavati da soli la fossa proprio per questo, sia Patty che Walter devono ammettere che no, in realtà sono davvero fortunati rispetto al resto della loro famiglia, se ne sono davvero liberati. Tutti i personaggi del romanzo inseguono un sogno di libertà, senza chiedersi se essere liberi è davvero così importante e se non è forse meglio cercare di essere felici.

Freedom ha una trama drammatica, eccessiva, quasi incredibile, eppure mentre leggevo nessuno degli assurdi comportamenti dei personaggi mi ha estraniato dal libro, anzi: l’ho letto mentre ero influenzata, ma è stata una lettura ipnotica, avvincente, a tratti angosciante perché i personaggi si comportavano da stupidi. Mi rammarico un po’ del finale, bello ma eccessivamente disneyano, e di non aver potuto sapere di più della figlia di Patty e Walter, Jessica, che è molto messa da parte e la cui unica colpa è, credo, di essere la più normale della sua disfunzionale famiglia.

 

(Come sempre vi invitiamo ad andare a nutrirvi di ottime recensioni da Roberta, Annessi e Connessi e tutti gli altri blog amici da cui talvolta prendiamo in prestito gli articoli)

Donne e libri

The magic Grammar by Jessie Marion King

Per alcuni la festa della donna è l’occasione per procurarsi un ramo di mimose (bellissimo vegetale, eh, se non fosse che dopo due giorni è già tutto raggrinzito e triste). Per altri, anzi altre, il pretesto per affollare locali e schiamazzare infilando banconote da cinque euro nei perizomi di spogliarellisti unti.

A noi va di approfittare per fare un elenco (in ordine sparso) di libri di cui la protagonista femminile ci è piaciuta un sacco.

Ovviamente si accettano aggiunte, proposte, commenti, promemoria, cazziatoni per aver dimenticato questa o quella. D’altra parte, sono così tante. E meno male, diremmo.

Il senso di Smilla per la neve (Smilla: le donne vorrebbero somigliarle, gli uomini perdono la testa)

Piccole donne (e vabbè, poteva mancare? Jo March ha ispirato generazioni di bambine e di tagli di capelli audaci)

Orgoglio e pregiudizio (anche qua crediamo che nessuno si stupirà)

Le relazioni pericolose (dite quel che volete ma la marchesa di Merteuil è una tosta)

Professione? Spia! (troppo simpatica, Harriet)

La bussola d’oro (Lyra è forte, ha sempre un piano)

Le osservazioni (buonsenso popolare, occhio sveglio, velocità d’apprendimento)

Agnes Browne (tenera)

Chi manca?