Ha detto tutto.

King Potter Twilight

(“Harry Potter parla dell’affrontare le proprie paure, trovare la forza dentro di sé e fare la cosa giusta nelle circostanze avverse. Twilight parla dell’importanza di avere un ragazzo”).

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Duello #13 – Libri finiti o infiniti?

Pila di libri con quello sopra aperto

“Un libro, Hubert, è chiuso, pieno, liscio come un uovo. Non ci si può fare entrare niente, neanche uno spillo, se non a forza e allora la sua forma si spezza”. (André Gide)

vs

“Nessun libro può essere mai veramente compiuto. Mentre vi lavoriamo intorno, impariamo abbastanza da trovarlo immaturo nel momento in cui ce ne distacchiamo”. (Karl Popper)

E diciamolo

Libri nel cestino

“La gloria o il merito di certi uomini è scrivere bene; di altri, non scrivere affatto”. (Jean de La Bruyère)

 

(Ma vogliamo parlare di quel senso di rapina che si prova quando ci si accorge che il libro al quale ci si è sforzati di dare una possibilità per così tante preziose ore faceva schifo?)

Duello #12 – Leggere o vivere?

Street reader

“La gente dice che ciò che conta è vivere, ma io preferisco leggere”. (Logan Pearsall Smith)

vs

“Leggo anche dei libri, molti libri: ma ci imparo meno che dalla vita. Un solo libro mi ha molto insegnato: il vocabolario. Oh il vocabolario, lo adoro. Ma adoro anche la strada, ben più meraviglioso vocabolario”. (Ettore Petrolini)

Vantarvi

Vanitoso come un pavone

“Esistono due motivi per leggere un libro: uno, perché vi piace, e l’altro, che potrete vantarvi di averlo letto”. (Bertrand Russell)

(E, aggiungeremmo, più si è fatto fatica più la vanteria è giustificata. Avete presente il tono da eroi di guerra con cui si pronuncia “La Recherche? L’ho letta tutta!“?)

San Valentino

Peanuts' Valentine

Pur rimanendo del parere che le parole più belle al mondo da sentirsi dire non siano “ti amo” ma “è benigno” (cit.), celebriamo conformisticamente questa giornata regalandovi – un po’ per puro piacere, un po’ per darvi una buona idea nel caso non sappiate cosa scrivere in un biglietto – quella che secondo noi è forse la più bella poesia d’amore di sempre.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Eugenio Montale