Run, Forrest, run! (To the cinema)

Monuments Men

Be’, bentornati, buon anno!

Come sarebbe a dire che è iniziato da un pezzo e siamo in ritardo? Oggi è solo il… uh.

Comunque:

beccatevi questo link da Repubblica online e guardatevi dentro. Preferite la carta o lo schermo? C’è da riflettere, a volte.

A volte.

 

Come aprire un libro

Come aprire un libro

(Lo so, ci stiamo impigrendo. Stavolta non ci sbattiamo nemmanco a mettere la traduzione.

Che ci volete fare, è il problema di chi legge e scrive per mestiere: arrivano certi periodi in cui leggere e scrivere per hobby diventa un surplus nauseante.

E poteva andarci peggio: potevamo fare i pornoattori).

 

(… PS: ciò non significa che voi non possiate salvare questo blog dall’abisso dell’incuria mandandoci spontaneamente recensioni o contenuti da pubblicare. Potreste, tipo, diventare i nostri eroi).

Le cinque stirpi, di Marcus Heitz

Le cinque stirpi, di Marcus Heitz

Ve lo dobbiamo confessare: oggi abbiamo scelto di riportare per voi questa recensione di Annessi & Connessi perché ci ha fatti proprio sorridere. Ah, che liberazione quando un recensore può dire tutto il male che pensa di un libro! 😀 E che bel gesto di onestà quando il recensore ha poi anche il coraggio di fare delle rettifiche. Quindi, tanto di cappello allo staff di A&C e buona recensione a tutti. Se stamattina prevedete di incontrare dei colleghi fastidiosi o la vostra insopportabile suocera, vi consigliamo di leggere prima questa recensione: potrebbe essere catartico.

 

Tungdil è un nano senza famiglia, un trovatello cresciuto sotto l’ala protettrice del reverendo mago Lot-Ionan. Un giorno il padre adottivo lo invia per una missione importante attraverso la Terra Nascosta, e la sua pacifica vita viene sconvolta. Scoprirà che il Male sta avanzando, impossessandosi dei territori prima pacifici, sterminando uomini, elfi e nani che cercando di ostacolarne la crescita.

Le cinque stirpi è il primo romanzo del ciclo dei nani dell’autore tedesco Markus Heitz. Un commento reciso? Potremmo considerarlo come una Troisi di terra teutonica. E non sarebbe un complimento.
Abbiamo trovato questo romanzo deludente sotto tutti i punti di vista, e sotto molti altri arriva ad essere irritante. Banale oltre ogni immaginazione, del tutto privo dell’intrinseco sense of wonder che dovrebbe caratterizzare il genere fantasy. Si inserisce nel (profondissimo) solco tracciato da Tolkien, ovviamente: il Male incarnato che ambisce al potere e alla distruzione, contrastato dal Bene.
La Terra di Mezzo diventa la Terra Nascosta, i cui abitanti sono esattamente quelli che ci si aspetterebbe (Hobbit esclusi). Anche le creature maligne sono le stesse: mezz’orchi, orchi, una piccola digressione che non sorprende nessuno con gli elfi oscuri che vengono chiamati qui albi. Il cattivo, incarnazione del Male è, sorpresa, un mago. Al contrario di Saruman, il mago Nudin/Nod’onn non fa paura a nessun lettore, al massimo un po’ di ribrezzo.

La trama di per sè potrebbe anche essere carina, anche se a circa metà romanzo (il solo primo tomo conta circa 600 pagine) comincia solo ad intravvedersi l’effettivo filo narrativo, dopo 300 e passa pagine di disutile girovagare dei personaggi. Il vero elemento di disturbo in tutto questo è lo stile narrativo. Non sappiamo se attribuire la colpa in toto all’autore o se il flop è anche da ascriversi almeno in parte alla traduzione, fatto è che leggere questo romanzo porta rapidamente all’esasperazione. Innanzitutto il punto di vista della voce narrante è una terza persona distantissima dai protagonisti. Il lettore viene messo seduto in un angolino dove si svolge la scena e da lì assiste, senza prendere mai parte in prima persona allo svolgere degli eventi e alle emozioni provate dai personaggi. E’ arduo appassionarsi alla lettura, proprio perchè mantenere l’attenzione alta con una narrazione così distante è estremamente difficile. Come se non bastasse, lo stile è ridondante e pesante: non viene persa occasione di raccontare questa o quella emozione, raccontare quello che un personaggio sta pensando, raccontare aspetti del carattere e dell’indole di un protagonista. Una narrazione più snella e più concreta, nella quale mostrare questi aspetti, avrebbe sicuramente reso l’esperienza della lettura molto più piacevole.

Un aspetto particolare ci ha stupiti: il discutibile gusto dell’horror mostrato in questo romanzo. Ci sono scene di una crudezza e perversione secondo noi fuori luogo, degni dei peggiori romanzi splatter che possano venirvi in mente. Passaggi che vengono somministrati con una tale noncuranza dal narratore e vissuti dai protagonisti che lasciano un po’ basiti.
Le teste mozzate nelle modalità più bizzarre non si contano, e gli zombie, qui chiamati tristemente semimorti, fanno la loro comparsa anche qui.
Insomma, un romanzo che non brilla certo per creatività, innovazione o originalità, bensì stufa rapidamente e fa passare al lettore qualunque velleità non solo di completare la lettura dell’intero ciclo, ma anche solo del primo volume. Lettura sconsigliata a tutti gli amanti del genere che si pregiano di tenere un po’ alta la propria asticella di gradimento.

Nonostante tutto ti interessa questo libro? Compralo su Amazon! Le Cinque Stirpi

Aggiornamento: a distanza di qualche tempo da quando abbiamo scritto questa recensione, e qualche pagina letta in più (sì, abbiamo iniziato a scriverla attrno a pagina 400) ci sentiamo per dovere di onestà di rettificare qualcosa di quanto espresso qui. Beninteso, il libro non è che ci abbia catturati indissolubilmente in quelle ultime 200 pagine, ma effettivamente qualche filo della trama si è teso quel tanto che è bastato per farci continuare la lettura e farci arrivare alla fine. La narrazione non decolla, e anzi i personaggi sono più caricaturali che mai così come certe situazioni, ma tutto sommato la storia riesce a prendere un certo abbrivio e viene suscitata un po’ di curiosità verso le sorti del nano Tungdil. Resta un romanzo costruito in modo raffazzonato e poco chiaro, ma quantomeno si riscatta un po’ nella parte finale.
Tanto da meritarsi una rettifica.

Ogni maledetto lunedì, di Zerocalcare

Ogni maledetto lunedì, di Zerocalcare

Oggi abbiamo pensato di segnalarvi la prossima questo libro perché: 1) è lunedì, e tutto quello a cui riusciamo a pensare oggi è che: è lunedì; 2) Zerocalcare è un maledetto genio e a noi piace vincere facile.

E siccome siamo pigri, anziché andare a caccia di recensioni (vabbè, in questo caso di pre-recensioni, si dirà? Sì, insomma, di annunciazioni mistiche) da incollare per dimostrarvi quanto e perché quest’uomo sia un genio, ve lo facciamo scoprire da soli linkandovi direttamente il suo blog

http://www.zerocalcare.it/

nel caso siate così sfortunati da non averlo ancora conosciuto.

Poi se non riuscitre a staccarvi e la vostra produttività si inabissa è colpa sua, eh. Ma tanto, dai, è lunedì.

Libertà, di Jonathan Franzen

Libertà

(Da Roberta’s Bookshelf)

Di Jonathan Franzen ho adorato Zona disagio, una raccolta di saggi in cui l’autore parla di se stesso, fondamentalmente, e riesce a rendere il tutto estremamente interessante, ma mi manca ancora l’osannatissimo Le correzioni. Di Freedom posso dire che è stata una lettura estremamente avvincente, anche se non credo si possa parlare di capolavoro.

Freedom è insieme una storia d’amore (con tanto di classico triangolo amoroso) e riflessione sul concetto (e sull’applicazione nella realtà) di libertà, che mi sembra venga affrontata con una abbondantissima dose di ironia. Si può ironizzare sul fatto che i protagonisti, Patty e Walter Berglund, vengono entrambi da una situazione familiare negativa, vissuta talmente male che ognuno di loro fin dall’adolescenza fa il possibile per allontanarsene, teoricamente un percorso verso la libertà, in pratica l’inconscia scelta di uno stile di vita solo ed esclusivamente perché è l’opposto di quello che hanno proposto i loro genitori e fratelli/sorelle. Doppiamente ironico il fatto che, in piena crisi di mezza età, rendendosi conto di essersi scavati da soli la fossa proprio per questo, sia Patty che Walter devono ammettere che no, in realtà sono davvero fortunati rispetto al resto della loro famiglia, se ne sono davvero liberati. Tutti i personaggi del romanzo inseguono un sogno di libertà, senza chiedersi se essere liberi è davvero così importante e se non è forse meglio cercare di essere felici.

Freedom ha una trama drammatica, eccessiva, quasi incredibile, eppure mentre leggevo nessuno degli assurdi comportamenti dei personaggi mi ha estraniato dal libro, anzi: l’ho letto mentre ero influenzata, ma è stata una lettura ipnotica, avvincente, a tratti angosciante perché i personaggi si comportavano da stupidi. Mi rammarico un po’ del finale, bello ma eccessivamente disneyano, e di non aver potuto sapere di più della figlia di Patty e Walter, Jessica, che è molto messa da parte e la cui unica colpa è, credo, di essere la più normale della sua disfunzionale famiglia.

 

(Come sempre vi invitiamo ad andare a nutrirvi di ottime recensioni da Roberta, Annessi e Connessi e tutti gli altri blog amici da cui talvolta prendiamo in prestito gli articoli)

Donne e libri

The magic Grammar by Jessie Marion King

Per alcuni la festa della donna è l’occasione per procurarsi un ramo di mimose (bellissimo vegetale, eh, se non fosse che dopo due giorni è già tutto raggrinzito e triste). Per altri, anzi altre, il pretesto per affollare locali e schiamazzare infilando banconote da cinque euro nei perizomi di spogliarellisti unti.

A noi va di approfittare per fare un elenco (in ordine sparso) di libri di cui la protagonista femminile ci è piaciuta un sacco.

Ovviamente si accettano aggiunte, proposte, commenti, promemoria, cazziatoni per aver dimenticato questa o quella. D’altra parte, sono così tante. E meno male, diremmo.

Il senso di Smilla per la neve (Smilla: le donne vorrebbero somigliarle, gli uomini perdono la testa)

Piccole donne (e vabbè, poteva mancare? Jo March ha ispirato generazioni di bambine e di tagli di capelli audaci)

Orgoglio e pregiudizio (anche qua crediamo che nessuno si stupirà)

Le relazioni pericolose (dite quel che volete ma la marchesa di Merteuil è una tosta)

Professione? Spia! (troppo simpatica, Harriet)

La bussola d’oro (Lyra è forte, ha sempre un piano)

Le osservazioni (buonsenso popolare, occhio sveglio, velocità d’apprendimento)

Agnes Browne (tenera)

Chi manca?

 

Le osservazioni, di Jane Harris

Le osservazioni, di Jane Harris

(da Roberta’s Bookshelf)

Bessy Bucley è una ragazzina sveglia, e se abbandona la strada principale che porta da Glasgow a Edimburgo (attraversando la zona chiamata Terra del Diavolo) non appena intravede un paio di poliziotti a cavallo, ci sarà un perché. La strada secondaria porta a ‘Castle Haivers’ e Bessy è curiosa di vedere un castello (uno dei motivi per cui si sta recando a Edimburgo è proprio visitare il castello, farsi assumere da una famiglia ricca e possibilmente sposare un nobile). Castle Haivers si rivela però una tenuta non particolarmente ben messa, casa della famiglia Reid, e Bessy si ritrova quasi per caso assunta come ragazza dentro-fuori (quindi cuoca, cameriera, governante con mansioni anche esterne relative ovviamente all’orto e all’allevamento degli animali di corte). La padrona, Arabella Reid, è giovane e bella e Bessy si affeziona fin da subito, nonostante il duro lavoro e gli stravaganti compiti che Arabella richiede (per esempio scrivere quotidianamente un diario). Ben presto però la curiosità di Bessy le fa scoprire qualcosa sulla padrona che la fa decisamente arrabbiare. Il suo desiderio di vendetta scatena una serie di eventi imprevedibili che, uniti al ritorno del passato di Bessy, non proprio candido, creano un’atmosfera di tensione e inquietudine.

Le osservazioni è un romanzo vittoriano, ma è importante capire che lo è solo perché il periodo in cui è ambientato è quello, mentre l’atmosfera, la trama, il linguaggio sono completamente diversi da quelli solitamente utilizzati in questo genere. Il linguaggio di Bessy è fortemente colloquiale e, soprattutto all’inizio del romanzo*, scurrile, volgare. La sua intelligenza, il suo senso dell’umorismo e l’indistruttibile ottimismo rendono questo romanzo davvero particolare e costituiscono la sua maggior attrattiva. Quello che sarebbe stato un romanzo gotico come molti altri, diventa qualcosa di completamente originale grazie all’infusione di comicità e realismo portata dalla protagonista Bessy. Che dire, per fortuna ho già sullo scaffale l’unico altro romanzo al momento pubblicato da Jane Harris, Gillespie and I, che promette molto, molto bene.

* Il romanzo ha la forma di un resoconto scritto in prima persona dalla stessa Bessy anni dopo l’epoca degli avvenimenti. Il linguaggio di Bessy cambia notevolmente dalla prime alle ultime pagine, ed è lontanissimo dalle prime entrate del diario che scriveva a Castle Haivers, prive addirittura di punteggiatura. La scrittura sembra diventare per la protagonista uno strumento di auto-realizzazione ed emancipazione, così come rappresenta qualcosa di molto importante per Arabella Reid, lo sfogo di una necessità intellettuale che il marito – e in generale la società dell’epoca – non avrebbe capito.

 
(Visitate Roberta’s Bookshelf per molte altre recensioni scritte – come avrete notato – pazzescamente bene)

Diario di un sopravvissuto agli zombie, di J.L. Bourne

Diario di un sopravvissuto agli zombie, di JL Bourne

(da Annessi & Connessi)

Ancora zombie. Ma questa volta da un punto di vista ancora più immersivo dei soliti romanzi horror.
Diario di un sopravvissuto agli zombie di J. L. Bourne, nasce dalla rete, e proprio grazie alla rete raccoglie attenzione e consensi. La sua caratteristica principale è quella della sua forma stilistica, il diario appunto, che rende ancora più vividi e verosimili gli orrori che racconta.

Il protagonista è un militare che si trova, come tutti gli esseri umani degli Stati Uniti e probabilmente del mondo, a dover fronteggiare nel proprio piccolo l’epidemia mondiale di questo misterioso virus che uccide e resuscita, trasformando i cadaveri in esseri affamati, putrescenti e altamente infettivi.
Non sappiamo come questa epidemia si sia scatenata nè di chi sia la colpa, ma quando ci si trova barricati in casa circondati da zombie affamati ed implacabili, questi sono solo dettagli.
Inizia quindi il leit-motif caratteristico di tutti i romanzi del genere: la strenua sopravvivenza nonostante la situazione ostile, grazie agli zombie e non solo.

Questo romanzo è alla sua prima edizione italiana dopo aver raccolto enormi consensi all’estero e due episodi successivi. Dal punto puramente stilistico, questo romanzo non brilla sopra altri esponenti del genere. Di contro, la scelta di costruirlo sottoforma di diario, ha consentito all’autore di permettersi qualche libertà, tralasciando gli aspetti prettamente narrativi a favore della pura azione e della completa immersione del lettore nella storia, riuscendoci perfettamente. Anche chi non è un amante del genere ma sa apprezzare i brividi di un buon horror, avrà modo di scoprire di non poter lasciare facilmente la lettura.
Alcuni passaggi sono senza dubbio disturbanti, il protagonista appartiene al più trito dei clichè di genere, i personaggi secondari hanno relativamente poco spessore (caratteristica rafforzata dalla narrazione a diario) e la descrizione di ambienti e dinamiche a volte lascia un po’ a desiderare ma nel complesso la tensione viene creata e mantenuta in modo efficace rendendo la lettura interessante.

Romanzo consigliato senza dubbio agli amanti del genere zombie survival, ma anche un semplice appassionato del genere horror può trovare le sue soddisfazioni.

 

(Seguite Annessi & Connessi per molte altre recensioni non solo di libri).

Buon Halloween a tutti

 

 

(Poi la smettiamo, promesso).

 

Per tingere di horror la vostra festa di Halloween, andate qui e leggete qualcosina ad alta voce in una stanza buia illuminandovi la faccia da sotto in su con una torcia come nella migliore tradizione.

Oppure mangiate tutti, ma proprio TUTTI, i dolcetti che avevate messo da parte per i bambini. Forse la serata non sarà poi così horror, ma domattina vi assicuriamo che vi sentirete da incubo.